Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Il mistero dell’incarnazione

... e il rischio della nostra vita disincarnata

 Cor 8, 9

«Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo:
da ricco che era, si è fatto povero per voi,
perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà».

Inizia oggi la novena di Natale. Come avvicinarci a celebrare ancora una volta la memoria viva del mistero del Figlio di Dio fatto carne per noi? Parto dallo stato d’animo che sto vivendo, che forse può essere anche quello di tanti altri: sono disorientato. Cosa disorienta? La sovrabbondanza. Come si può ritrovare l’orientamento? Penso solo attraverso la povertà evangelica.

E il mistero dell’incarnazione è la strada dell’autentica povertà evangelica. Cosa è accaduto? Il Signore del cielo e della terra si è fatto piccola creatura, la persona divina del Figlio unigenito si è fatto uomo dal concepimento nel grembo di Maria, il Verbo eterno del Padre, la Ragione creatrice e amorevole in cui tutto è stato creato, si è zittito nell’incapacità verbale di un bambino appena nato, l’Amore ha imparato ad amare come bimbo, ragazzo, giovane, adulto, l’Eletto ha imparato a scegliere, ad eleggere altri, colui che è uno con il Padre e lo Spirito ha introdotto all’esperienza della Trinità nella piccola ed allo stesso tempo grande comunità di vita e di fede che ha voluto per sé.

Incarnazione vuole dire povertà. Povertà vuole dire una vita a fronte di tante ipotesi. Ogni tempo avrebbe potuto essere il tempo dell’incarnazione del Figlio di Dio ma è stato scelto quel tempo. Ogni luogo avrebbe potuto essere il luogo ma è stato scelto quel luogo. Quella donna e quell’uomo, Maria e Giuseppe, quella coppia di sposi, proprio loro, sono stati la famiglia in cui è nato e cresciuto. Quella umanità singolare è stato l’uomo Dio Gesù, anche lui, come ciascuno di noi, aveva un volto preciso, dei lineamenti, una voce riconoscibile, quegli occhi, quella bocca, quel naso, una sua indole, un suo carattere. Pochi sulla faccia della terra lo hanno incontrato fisicamente, soltanto alcuni ad un certo punto ha scelto per vivere una piccola comunità di vita e di fede, soltanto qualcuno in questo piccolo gruppo se lo è tenuto vicino praticamente in ogni occasione.

Dio ha sposato la nostra umanità e ogni sposalizio è fatto di carne, non è un’idea, è una vita personale abbracciata a fronte di tante ipotesi che rimangono non vita.

E noi come viviamo? Io come vivo? Penso che sia molto facile scivolare in una vita disincarnata, cioè in una non vita fatta di ipotesi anziché in una vita reale abbracciata. Posso essere qui ma posso essere anche lì, oggi posso fare questo e domani quest’altro, ho gli amici di qui ed anche gli amici di là, conosco mille ragazze e mi sembra di amarle e non amarle tutte ma una donna da abbracciare nella sua integralità sembro non trovarla mai (ed anche se la trovo, chissà se sarà per tutta la vita), vorrei una comunità ma non sono disposto ad ingaggiarmi davvero con qualcuno, non trovo mai le persone giuste con cui giocarmi fino in fondo, il percorso che davvero mi corrisponda.

E la situazione strana degli ultimi anni ha ulteriormente amplificato questa immaterialità: da un lato ancora nuove opportunità, poter essere istantaneamente connessi in videochiamata ovunque in ogni momento, dall’altro lato ancora più difficoltà ad orientarmi nella vita e a vivere una vita, perché in realtà o vivo una vita non vivo alcuna vita.

La nostra fede è la fede nell’incarnazione del Figlio di Dio e nella risurrezione della carne. Perdonate l’immagine, forse può aiutare: se la nostra fede in Cristo fosse un virus, la nostra vita disincarnata sarebbe l’antivirus, ciò che rende la nostra vita inafferrabile per la fede. A me pare di sperimentare proprio questo, a volte con non poca stanchezza: le tante esperienze di fede vissute molto spesso non afferrano la nostra vita. Perché? Perché la nostra vita è drammaticamente disincarnata e allora le esperienze, quando ci sono, scivolano via. Il Figlio di Dio ha scelto un luogo ed un tempo ma noi non vogliamo sceglierlo, possiamo muoverci a nostro piacimento. Il Figlio di Dio ha scelto una compagnia di fratelli ed amici a misura d’uomo a cui ha aperto il cuore ma noi non vogliamo sceglierla … troppo limitante, troppo chiusa. Quando ho aperto l’ultima volta il cuore ad un amico? Quando ho condiviso con qualcuno un mio incontro con Gesù? Quando ho chiesto aiuto in una difficoltà personale senza aspettare di esserne costretto dalle circostanze che mi sono sfuggite di mano?

L’incarnazione è un evento preciso: la persona divina del Figlio si è fatto quell’uomo, da quel momento Lui è vero Dio e vero uomo. Allo stesso tempo l’incarnazione continua, in modo diverso, nella vita della Chiesa, nella mia vita. Sono disposto a viverla? Sono disposto ad abbracciare una vita?

Vorrei augurare a ciascuno di lasciare cadere tutte le astrazioni disincarnate della propria vita, della propria fede. Di chi sei? a chi appartieni? chi ti appartiene? con chi stai vivendo la presenza di Gesù risorto e vivo? E dovremmo anche lasciare cadere le astrazioni disincarnate della vita della Chiesa che in fondo non le appartengono: una parrocchia non può essere una «comunità» in senso proprio, potrà essere una «comunità di comunità» ma una comunità, come vale per la piccola comunità originaria che è la famiglia, comporta che delle persone si scelgano. E se non sono le persone giuste? Pietro era giusto per Gesù? Non mi pare. Giuda era giusto per Gesù? Proprio no, eppure lo ha chiamato amico, anche dopo il tradimento. Non esistono le persone giuste, esistono persone che nella forza dello Spirito si riconoscono chiamate a camminare insieme e si scelgono, imparano a lasciarsi amare e ad amare, condividono la presenza del Risorto nella propria vita.

Spero che il Signore Gesù in questo Natale ci doni soprattutto questo!

Don Sergio

In questo tempo di Avvento e Natale
Confessioni

Venerdì 17 dicembre            alle 20:45 Festa del Perdono per i giovani

Mercoledì 22 dicembre       15:00-17:00 don Simone
                                                   17:30-18:30 don Giuseppe (a Mizzole)

Giovedì 23 dicembre            10:00-12:00 don Simone, don Sergio

                                                   15:00-18:00 don Simone, don Giuseppe

Venerdì 24 dicembre           10:00-12:00 don Simone, don Giuseppe, don Sergio

                                                   15:00-18:00 don Simone, don Giuseppe, don Sergio

 

Campo invernale per i giovani a Venezia

Parrocchia S. Giuseppe In S. Maria Assunta –
Piazza delle Penne Nere, 3 37141 Montorio (VR)